
Il povero Cristo, faro per le genti.
Ma il calendario pe me andrebbe contato sulla concezione degli orizzonti.
O meglio prima e dopo che finissero…
Finché il mistero rimaneva osservando quella linea di fronte. E dopo, quando vivemmo con la certezza di conoscere sempre quel che abbiam’ in fronte.
C’era un tempo prima, ed uno dopo. Un umanità che deve saturare, ed una satura.
L’omo nella sua concezione spazio-temporale. Finito di divorare l’esterno, divora se stesso.
Finché non alza il naso, e scruta l’infinità degli orizzonti che lo attendono.
fabbod
