Mutazioni genetiche del potere, parte 2

Crisi di Seldon e libero arbitrio

“ La spinta psicostorica di un pianeta sovrappopolato contiene un’enorme forza inerziale. Per deviarne gli effetti dobbiamo opporle un elemento che possegga almeno uguale potenza. È necessario quindi lo sforzo di un gran numero di persone, o, se il numero di persone è relativamente piccolo, un enorme spazio di tempo. Mi capite? “ ( Prima Fondazione, Isaac Asimov )

In quel libro lessi roba spaziale in tutti i sensi: Psicostoria, Crisi di Seldon, Enciclopedisti, Mercanti, Muli, ecc… per non spoilerare e sperando di non attirarmi le ire delle divinità fantascientifiche riassumerò il tutto in prosaiche righe: l’universo dominato dall’impero galattico è giunto al termine anche se tale scadenza è vista solo da una mente brillante, Seldon appunto. Mentre gli altri beatamente proseguono nella loro routine ritenendo, l’impero galattico sia più solido che mai, Seldon, studioso di psicostoria, si imparanoia perchè il problema non è tanto il crollo ma “l’anarchia millenaria che ne seguirà” ( qui sarei curioso di andare a leggere il termine originario usato da Asimov ) quindi si organizza perfezionando la disciplina psicostorica per generare un mondo di scienziati che raccolga i saperi umani in un’unica megagalattica enciclopedia al fine di ridurre i secoli bui che seguiranno al crollo dell’impero, una sorta di medioevo galattico. 

La psicostoria sarebbe una specie di teoria gassosa delle particelle umane, un’idea per la quale il comportamento delle masse, come quella dei gas, sia prevedibile anche se non lo è quello degli individui. Esisterebbe un pattern di possibili direzioni e comportamenti dell’umanità, non dell’uomo, deducibile attraverso l’analisi matematica. 

In definitiva la psicostoria di Asimov vede l’umanità come un gas nobile, da cui si possono ricavare leggi fisiche ben precise che siano predittive non tanto delle particelle quanto del gas nel suo insieme. Ahimè ho dovuto usare la parola nobile perché così riportano i manuali e lo fanno perché le condizioni del gas entro le quali il comportamento diviene prevedibile scientificamente esistono solo in laboratorio; nella realtà quei gas “nobili” , su cui appunto la fisica trae le sue leggi, non esistono o sono talmente rari che nessuno li ha visti. 

Detto ciò, grazie alla psicostoria, Seldon scrive il romanzo umano ma la trama la conosce solo lui perchè se divenisse cosa pubblica ovviamente non si realizzerebbe, un classico. 

Purtroppo non vi dirò altro perchè Isaac ve lo dovete leggere. 

Ora veniamo a me. Mentre leggevo di imperi galattici e crisi di Seldon sentivo le sinapsi eccitarsi, nuovi collegamenti cognitivi schizzavano nella mia mente. I memi di Asimov, una volta installati nel mio hardware iniziavano a tappare quei buchi che erano rimasti nella mia visione genetica del potere. Ho introdotto nel mio articolo il concetto di Anarco-darwinismo perchè questo, Darwin, guida non solo il mio pensiero “politico” ma la sua teoria dell’evoluzione è musa in ogni mia navigazione per meriti conseguiti sul campo. Fin’ora non ho mai incontrato nulla che ne contraddica le sue basi.

Dunque mi son chiesto: essendo il potere una una relazione tra due oggetti, necessariamente viventi, per quale motivo dovrebbe divincolarsi dalle leggi dell’evoluzione ?

Escludendo dettagli e contesti possiamo definire il potere come la capacità di un soggetto di ottenere un comportamento dall’oggetto. Il sovrano ottiene risorse dal popolo e il popolo ottiene salva la vita. Fortunatamente abbiamo intavolato meglio le trattative con il passar del tempo. Dunque abbiamo un soggetto di potere ed un oggetto di potere che relazionandosi si influenzano a vicenda generando un rapporto, simbiotico o parassitario che sia.

Seguendo questo schema possiamo inquadrare la storia umana come una relazione di potere, o meglio, come una relazione tra soggetto e oggetto le cui interazioni vanno a mano a mano complicandosi ma sempre nel contesto evolutivo dove cioè il migliore, in relazione al contesto, si riproduce con maggiore frequenza. Crea cioè maggiori legami ottenendo maggiori comportamenti. Teniamo a mente questa parola: complicanza, complessità; non se ne conosce bene il motivo ma da questa sembra nascere la coscienza. Non ci credete ? Cosa c’è di più complicato di un cervello umano ? Non chiedetelo a voi stessi, domandatelo ad uno scienziato neurocognitivo. Oppure leggetevi: Dai batteri a Bach, di Daniel Dennett. 

Torniamo ai nostri gas antropologici nobili o meno che siano facendo prima una dovuta premessa: ricordatevi sempre che le mie sono solo supposizioni teoriche cui spero un giorno di avere il tempo e la disponibilità per approfondire e darle un corpo scientifico; tuttavia che la parola teoria non ne sminuisca le potenzialità; per quanto non ne vogliano i padri fondatori del nostro impero capitalistico pragmatico, non c’è azione umana che non sia governata da una visione o da un pensiero, per quanto orrendo o meraviglioso che sia.

Dunque: per quale motivo un soggetto di potere dovrebbe o vorrebbe ottenere un comportamento da un oggetto del potere ?  Per istinto, due istinti per la precisione, assiomi del comportamento umano, da cui cioè tutto discende: sopravvivenza e riproduzione

Perché questi due ? Perchè per quanto possiamo ignorare il senso della vita o l’esistenza di entità aliene possiamo con ragionevole certezza affermare che se la loro concretezza organica fosse provata di sicuro anche questa sarebbe spinta da due forze opposte e genitrici quali sopravvivenza e riproduzione. 

Per questo mi sono rapidamente disincantato dalla religione mi viene in mente una canzone: “Maddalena allora s’alzò e urlò con tutto il cuore: Dio non mi fai paura! Tu che hai fatto un figlio senza far l’amore, che vuoi capirci di questa fregatura?” ( Maddalena, Mannarino, Album Supersantos 2011 )

Opposte e genitrici, perchè l’istinto riproduttivo opponendosi a quello di sopravvivenza, anzichè annullarlo, rende possibile la magia che anima il mondo.

Ho detto che l’istinto di sopravvvivenza ha in quello riproduttivo la sua nemesi, la sua contraddizione. Se non ci credete pensate a quanti d’amore ci sono morti, non solo innamorati ma anche genitori e non solo umani ( online trovate dei video commoventi di genitori animali che si immolano per salvare i cuccioli ).

Qualcuno potrebbe affermare con ragionevole dubbio che si può essere certi solo della volontà di non morire, quindi del primo istinto cioè quello di sopravvienza. Che la riproduzione non sia in definitiva altro che ancora egoismo. Noi, i mammiferi, i rettili, i batteri, ecc… abbiamo scelto la riproduzione perchè troppo difficile tenersi in vita in un corpo decadente, soggetto cioè ad invecchiamento, meglio crearne uno nuovo e trasferire all’interno il nostro patrimonio genetico ma a mio avviso abbiamo scelto la riproduzione alla riparazione eterna proprio perchè quest’ultima è impossibile. Fu una decisione frutto di un apparente libero arbitrio; ciò che sembra una scelta è in realtà una coercizione. L’immortalità è stasi, per questo in essa non c’è vita. Vivere necessariamente genera usura e alla lunga i danni sono irreparabili. Vivere significa morire. Ciò che non è oggetto di invecchiamento significa che non si usura, dunque non vive e in quanto tale non ha bisogni. Una sterile quiete eterna dominerebbe la sua essenza. Come diceva non so chi, forse è proprio la morte il sale della vita. Chiedetelo ad una montagna. 

Stabiliti gli assiomi del comportamento umano, sopravvivenza e riproduzione, proviamo a mandarli in loop nel contesto umano, iniziamo dalla unità più semplice, appunto, della collettività umana: la famiglia. 

C’è un soggetto di potere (i genitori) ed un oggetto di potere (i figli). I primi ottengono comportamenti dai secondi sfruttando in essi l’istinto di sopravvivenza mentre i figli ottengono soddisfacimento del proprio istinto, unico fino all’adolescenza, sfruttando l’istinto di riproduzione dai soggetti di potere (i genitori). Io parlo di soggetto e oggetto, anche se è evidente la biunivocità del rapporto, per disequilibrio. L’insieme dei comportamenti ottenuti dal genitore è maggiore rispetto a quello del figlio e soprattutto quasi sempre consapevole dunque per convenzione è lui il soggetto di potere. 

Quando nella prole matura il secondo istinto, quello della riproduzione, iniziano i problemi perchè cambiano gli equilibri e dunque la natura del rapporto.  Per imprecisate caratteristiche genetiche questo istinto è predominante negli individui maschi, per questo dico sempre che un mondo governato da donne probabilmente sarebbe pieno di problemi ma sicuramente meno gravi di quelli che abbiamo oggi. L’adolescenza dunque innesca la prima Crisi di Seldon del rapporto genitore-figlio.

Ma cos’è una Crisi di Seldon ?  Nel romanzo sono dei momenti chiave per il futuro dell’umanità non soggetti al libero arbitrio, cioè in cui le condizioni socio-politiche rendono possibile una sola linea di azione, che porta ad una significativa modifica della situazione esistente.

L’adolescenza è forse il momento più delicato di qualsiasi relazione genitore figli proprio perché fondamentalmente è una Crisi di Seldon. Un periodo di pace apparente dove però cova una crisi pronta ad esplodere ma a cui non possiamo opporci. Gli equilibri sono in pericolo, attaccate da una fermentazione ormonale, genetica, istintiva a cui la prole è soggetta. Sta in definitiva generandosi nei figli ciò che io chiamo coscienza di corpo, presupposto dell’istinto di riproduzione e non solo.

In definitiva possiamo concludere dicendo che abbiamo, in questa crisi di Seldon familiare, tre possibili esiti non dipendenti dal libero arbitrio dei soggetti quanto piuttosto agli equilibri interni degli istinti dei componenti. Gli esiti interni della crisi possono essere solo tre: rottura, rafforzamento e inversione. Ci sarebbe anche la stasi ma questa per definizione è zona franca in attesa di definizione. 

to be continued…

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