Sul calcio in Italia

Né difficile capi’ che succede.

Er 442, 433 …

La costruzione dal basso o palla lunga e pedalare.

So’ parole, le parole non so’ cose.

E le cose so’ che quando ero giovine io giocavo a pallone pe’ strada co l’amici mia. Tedesca pe’ scallasse. Ore e ore de partite o mondialiti, se eravamo dispari; battimuro quando stanchi o pe’ aspetta l’altri che tornavano dal nasone. Porta a porta quando eri in due, tipo er periodo de’ pagelle. O un semplice solitario davanti al muro, quando tutti l’altri t’avevano rotto li cojoni.

Ed eravamo già al principio del cambiamento, i videogames iniziavano la strage di parchettari incalliti, ma console e giochi costavano na fortuna. Mo co’ smartphone e free to play ‘sti regazzini muovono er pollicione e poco e niente er pallone. In quest’era del profitto i sentieri so’ lastricati de carriere da dovere intraprendere.

Te piace er calcio bello de mamma? Te porto alla scuola calcio, così te gonfiano ‘n altro po’ i palloni. Scuola e calcio… come se fa a mette insieme ste due parole. Pe’me so inconciliabili. Solo a pensiero che dopo dovevo rianda’ a scuola me veniva da piagne! Li si che te insegnano il calcio i signori patentati, il calciomercato a 900€ l’anno. Anche in comode rate.

Potete segui’ tutte le direttive UEFA che volete, prende tutte le lauree de ‘sto mondo, ma il calcio nasce pe’ strada.

Lì impari a tocca’ la palla senza guardarla. A danza’ co’ lei insieme ai tuoi compagni. A parla’ con sguardi. A legge le intenzioni.

Volete riporta l’Italia ai mondiali? Costruite campetti in ogni dove.

Che il calcio torni ad esse un gioco e non più na professione.

fabbod

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