Sul calcio in Italia

Né difficile capi’ che succede.

Er 442, 433 …

La costruzione dal basso o palla lunga e pedalare.

So’ parole, le parole non so’ cose.

E le cose so’ che quando ero giovine io giocavo a pallone pe’ strada co l’amici mia. Tedesca pe’ scallasse. Ore e ore de partite o mondialiti se eravamo dispari. Battimuro se eravamo stanchi o pe’ aspetta l’altri che tornavano dalla fontanella. Porta a porta quando eri in due, di solito subito dopo le pagelle. O un solitario davanti al muro se quel giorno non c’era proprio nessuno.

Ed eravamo già al principio del cambiamento, i videogames iniziavano la strage di parchettari incalliti. L’etica del profitto lastricava i sentieri de carriere.

Oggi vai in qualsiasi associazione sportiva e a ‘sti poveri ragazzi insegnano il calcio come se piazzano i prodotti sul mercato.

Potete segui tutte le direttive UEFA che volete, prende tutte le lauree de ‘sto mondo ma il calcio nasce pe’ strada. Lì impari a tocca’ la palla senza guardarla. A danza’ co’ lei insieme ai tuoi compagni. A parla’ con sguardi. A legge le intenzioni.

Volete riporta l’Italia ai mondiali? Costruite campetti in ogni dove.

Che il calcio torni ad esse un gioco e non più na professione.

fabbod

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